Come il cloud gaming cambia il mondo dei videogiochi

Di , scritto il 21 Novembre 2019

Il cloud gaming, chiamato anche gaming on demand, è una modalità di gioco online che esegue a richiesta i giochi su server remoti e li trasmette direttamente sul dispositivo di un utente (PC, smartphone, tablet, smart tv). Un po’ come fa Netflix con lo streaming per il cinema e Spotify per i brani musicali, tanto per intenderci. L’annuncio del lancio di Google Stadia ha attirato notevolmente l’attenzione del pubblico sul potenziale del cloud gaming ed è stato seguito da Microsoft con Project Xcloud, da Electronic Arts con Project Atlas e da Nvidia col servizio GeForce Now, mentre Sony è già sul mercato con Playstation Now.

Le opinioni a proposito del cloud gaming variano parecchio. Per alcuni si tratta di una democratizzazione del gioco da accogliere con favore, altri sono scettici perché i videogiochi sono il mezzo interattivo per eccellenza – i ritardi dovuti alla connessione a Internet non all’altezza della situazione rovinano il divertimento. D’altra parte, il cloud gaming si rivolge soprattutto al mercato di massa, e vuole fare appello ai giocatori più occasionali che non farebbero grossi investimenti di hardware, ma vogliono divertirsi ogni tanto sul loro smartphone, spostando caramelle, costruendo una fortezza o risolvendo degli enigmi con i cosiddetti casual games, giochi di difficoltà ridotta, che non richiedono particolari abilità o conoscenze. Ben diversi da titoli come Tomb Raider, Grand Theft Auto o la serie Assassin’s Creed nei quali il giocatore investe molto più tempo in ogni sessione e deve usare molti tasti contemporaneamente – sia sul controller, sul mouse o sulla tastiera.

Quale impatto avranno queste novità? Una cosa è certa: quando centinaia di titoli sono offerti su piattaforme di cloud gaming, la concorrenza tra loro diventa altissima. E, data la gratuità, nessuno ha remore a passare a qualcosa di nuovo. Diventa probabile che la maggior parte dei titoli prodotti diventino mirati al mercato di massa, anche perché questo tipo di software “spia” il comportamento delle persone: le aziende possono raccogliere dati sui giocatori online, vedere cosa apprezzano, dove si bloccano, quali trucchi psicologici funzionano e per cosa i giocatori sono disposti a pagare soldi veri.

Nella storia dei videogiochi, le nuove tecnologie hanno sempre prodotto nuovi generi. Solo domani capiremo bene dove andrà il mercato. Se vogliamo tentare di fare delle previsioni, possiamo immaginare che si tratterà di titoli semplici, che non richiedono reazioni immediate, ad esempio rompicapo e giochi di costruzione, ma anche giochi di esplorazione come “No Man’s Sky”, in cui i giocatori viaggiano di pianeta in pianeta, scoprono piante e animali, estraggono materiali, smantellano le loro astronavi e volano via, per poi ricominciare il ciclo da capo. Ma è verosimile anche il successo di giochi di ruolo più “silenziosi”, che si occupano dello sviluppo di un personaggio.



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